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Sono passati ormai dieci anni dall’inizio della più chiacchierata e costosa esperienza che l’uomo si sia mai concesso.
Dopo oltre vent’anni di studi, test, conferme e smentite veniva infatti lanciato nello spazio il primo dei 14 moduli previsti, a formare l’embrione di un laboratorio a lungo sognato dagli scienziati (e dai politici) di mezzo mondo, quasi a voler tentare di unire l’umanità nell’unico luogo ancora da
essa non assoggettato: lo spazio cosmico.
Il world wide web oggi ci permette di entrare nei più minuti dettagli di questa impresa: sarebbe impossibile sintetizzare in poche righe i record e i numeri straordinari che coinvolgono il progetto. È però necessario citare almeno le cifre più significative: il costo, ad esempio, che viene stimato in circa 100 miliardi di dollari, il numero di missioni shuttle (oltre trenta, alcune delle quali ancora in forse), il numero di orbite intorno alla Terra (ad oggi più di 57000).
Quello che non viene conteggiato è l’impegno di tutti coloro (decine di migliaia di persone), chealla stazione spaziale internazionale hanno dedicato interi anni della loro vita, e le emozioni che hanno provato e stanno provando nel vedere il proprio sogno realizzato.
“Stanno” perché in effetti, come potrete vedere dalla cronologia, la costruzione della stazione ancora non è ultimata, e ci vorranno almeno altri due o tre anni per vederla completa: essa è però regolarmente abitata da almeno 2 persone sin dal 2000, confermando così una continuativa presenza umana nello spazio.
Ma quali sono i risultati di questi primi 10 anni di esperienza? Molto si è discusso e dibattuto sulla reale utilità del progetto, soprattutto in relazione agli alti costi sostenuti (si tratta probabilmente del più costoso investimento della storia). Ed è riduttivo ciò che fanno alcune nazioni: sventolare “la stazione” per pure questioni di prestigio.
Ma al di là della retorica e della politica, c’è una vera volontà “scientifica”? Certamente si, almeno a nostro modesto avviso: un investimento di così grande portata deve generare un ritorno che non sia solo pubblicitario. Le famose “ricadute” scientifiche e tecnologiche arriveranno a tempo debito (e – in parte – sono già arrivate, anche se non ce ne accorgiamo).
Cercando sul web, si incontrano migliaia di pagine riferite a questo successo; ci soffermiamo su alcune di esse, piene di curiosità e di interessanti retroscena. Due su tutte:
Alla cultura giapponese si ispira un esperimento molto poetico e forse non troppo scientifico, ma assolutamente affascinante: la JAXA (agenzia spaziale giapponese) ha infatti proposto di costruire una trentina di “origami” a forma di aeroplano con fogli di materiale iper-resistente, in grado di attraversare l’atmosfera, e di lasciarli “cadere” dalla stazione, abbandonandoli a se stessi. Sarebbe infatti possibile studiare al meglio i moti dell’alta atmosfera, studiando le possibili traiettorie di discesa prese dagli origami. Su di essi – infatti – viene inciso, in varie lingue, un messaggio che prega di riportare l’oggetto all’agenzia spaziale. Considerato che però la superficie terrestre è per il 70% rappresentata da oceani… bè, forse sarà meglio accontentarsi della poesia…
Molto più terra-terra (se è possibile dirlo) questa curiosità: dato il costo, molte nazioni (la Russia in particolare) non hanno esitato ad accettare le offerte piovute dagli sponsors e dai famosi turisti spaziali. Chi ha l’occhio fino, stia attento al modulo Zarya, e non si stupisca quando troverà esposto il marchio “pizza hut”… delizie della globalizzazione!
La storia dell’esplorazione spaziale è storia recente, e la stazione spaziale internazionale non è che l’ultimo dei passi che l’uomo-scienziato sta compiendo: come è spesso accaduto nella storia della scienza, anche se non è chiaro – a prima vista – l’obiettivo dell’esperimento, un risultato viene raggiunto lo stesso. Non sarà forse quello che si era cercato, o che gli scienziati si erano proposti, ma sarà comunque un nuovo tassello.
La stazione spaziale dopotutto è forse questo: un “simbolo” che viaggia sopra di noi, visibile da tutti i continenti, che attraversa senza distinzioni frontiere e deserti, portando con sé il sogno più intimo dell’uomo: quello di fare sempre un passo di più.
Buon compleanno, ISS!
Andrea Bologna
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